Dilatazione termica dei solidi e dei liquidi
Tutti i
corpi, sottoposti ad una variazione di temperatura, subiscono deformazioni più
o meno evidenti. Qualitativamente questo fenomeno si può giustificare nel
seguente modo: qualsiasi aumento di temperatura di un corpo materiale è
accompagnato da un aumento della velocità di vibrazione delle sue molecole e
conseguentemente da un numero maggiore di urti che queste subiscono. Questi
fenomeni determinano un incremento della distanza media tra le molecole, per cui
il risultato finale si traduce in un aumento del volume.
Nel caso
di una diminuzione della temperatura la situazione risulta perfettamente
simmetrica a quella appena descritta ed il risultato finale consiste in una
diminuzione del volume del corpo. L’entità della deformazione subita viene
calcolata confrontando le dimensioni spaziali del corpo prima e dopo la
variazione della temperatura. Esistono comunque moltissimi casi in cui una o due
dimensioni prevalgono in maniera così evidente sulle rimanenti da rendere
trascurabili, su queste ultime, gli effetti delle deformazioni conseguenti a
variazioni della temperatura.
Si
pensi per esempio ad una barra di metallo (o ad una colonnina di liquido) di
qualche metro di lunghezza e sezione dell’ordine di pochi cm2,
sottoposta ad una variazione di temperatura. In questo caso si parla di dilatazione
termica lineare, intendendo che l’effetto prodotto è apprezzabile
unicamente nella direzione della lunghezza della barra, mentre può essere
trascurato nelle altre due dimensioni. Analogamente per una lamina sottile
solida si parla di dilatazione termica superficiale, mentre per un corpo
avente le tre dimensioni dello stesso ordine di grandezza si parla di dilatazione
termica cubica.
Per
effettuare un’analisi quantitativa si consideri un filo o una sottile sbarra
metallica di lunghezza iniziale lo
alla temperatura di
riferimento di 0 oC. Se la temperatura viene portata al valore
t oC (t > 0), l’esperienza mostra che il
filo o la sbarra subisce un allungamento Δl il cui valore è
direttamente proporzionale alla lunghezza lo e all’aumento
della temperatura, ossia:
Δl
= λ lo t
dove λ (lambda) rappresenta una costante di proporzionalità detta coefficiente di dilatazione lineare, che dipende unicamente dalle proprietà fisiche della sostanza di cui è fatto il filo o la barra. Dunque λ esprime la variazione di lunghezza subita da una barra di un metro in seguito ad una variazione di temperatura di un grado centigrado. La lunghezza finale l del solido sarà quindi:
l = lo + Δl = lo + λ lo t cioè l = lo (1 + λ t)
Questa
relazione esprime la legge della dilatazione lineare e dimostra che la
lunghezza aumenta linearmente con la variazione di temperatura. Questa
variazione di lunghezza può essere usata per misurare una temperatura
incognita, facendo riferimento ad una temperatura nota.
Quando il
corpo che subisce la deformazione ha due o tutte le dimensioni dello stesso
ordine di grandezza, la variazione interessa rispettivamente una superficie o un
volume. Per ottenere le relazioni che esprimono quantitativamente il fenomeno si
procede nel seguente modo.
Nel
caso di dilatazione superficiale si consideri una lamina rettangolare di
dimensioni iniziali ao
e bo
e superficie So
alla temperatura di 0 oC.
A seguito della variazione t della temperatura le lunghezze dei lati diventano
rispettivamente:
a
= ao (1
+ λ t)
b=
bo (1 + λ t)
e conseguentemente la superficie finale sarà:
S = a
b = ao bo
(1 + λ
t)2
= So
(1 + 2 λ
t + λ2 t2)
In
questa espressione il termine
contenente λ2 può
essere trascurato perché λ
<< 1 e la relazione diventa:
S = So (1 + 2
λ t)
Pertanto il coefficiente di dilatazione
superficiale è circa uguale al doppio del coefficiente di dilatazione lineare.
Infine
nel caso di dilatazione cubica si consideri un parallelepipedo di dimensioni
iniziali ao,
bo, co e
volume Vo.
Se t
rappresenta l’incremento
di temperatura rispetto al valore iniziale di
0 oC, le lunghezze degli spigoli diventano:
a
= ao (1
+ λ
t)
b
= bo (1 + λ
t)
c = co (1 + λ t)
e pertanto il volume risulterà:
V = a
b c = ao bo co (1 + λ t)3
= Vo
(1 + 3 λ
t + 3
λ2
t2 + λ3
t3)
I termini contenenti λ2 e λ3 si
possono trascurare per considerazioni analoghe alle precedenti e quindi il
volume finale diventa:
V = Vo (1 + 3 λ t)
Pertanto
il coefficiente di dilatazione cubica è circa uguale al triplo del coefficiente
di dilatazione lineare.
Si noti
che nelle relazioni che esprimono le dilatazioni lineare, superficiale e cubica
sarebbe più corretto scrivere Δ t
invece di t,
poiché la causa della dilatazione è una variazione di temperatura;
in questo caso compare t perché è stata scelta come temperatura di
riferimento quella di 0 oC,
per cui Δ t = t – 0 = t.
Se la
temperatura di riferimento non è 0
oC, il procedimento rigoroso implicherebbe il calcolo delle varie
lunghezze riferite a tale temperatura; nella pratica, poiché l’errore che si
commette è trascurabile, si preferisce usare le formule prima dedotte nella
forma:
l = lo (1 + λ Δ t)
S
= So (1 + λ Δ
t)
V = Vo (1 + λ Δ t)
qualunque
sia la temperatura iniziale di riferimento.
La
relazione ottenuta per la dilatazione cubica vale anche nel caso dei liquidi,
purché si tenga conto del fatto che anche il recipiente in cui è contenuto il
liquido subisce una dilatazione.
Nelle
tabelle seguenti sono riportati i coefficienti di dilatazione per alcuni
materiali solidi e liquidi. Si può notare, confrontando i coefficienti λ,
che la dilatazione termica è molto più accentuata nei liquidi che nei solidi.
Coefficienti di
dilatazione per alcuni materiali solidi
Coefficienti di dilatazione per alcuni liquidi
|
Materiale
λ (oC-1) |
Materiale
λ (oC-1) |
|
Acciaio
11
* 10-6 |
Acetone
14,9 * 10-4
|
|
Alluminio
24 * 10-6 |
Acqua
2,1 * 10-4 |
|
Argento
19
* 10-6 |
Alcool
11,2 * 10-4 |
|
Ferro
12 * 10-6 |
Benzolo
12,4 * 10-4 |
|
Ottone
e bronzo
19
* 10-6 |
Glicerina
5,1 * 10-4 |
|
Rame
17 * 10-6 |
Mercurio
1,82 * 10-4 |
|
Vetro
9
* 10-6 |
Petrolio
9,5 * 10-4 |
|
Vetro
pyrex
3,2 * 10-6 |
Benzina
9,6 * 10-4 |
|
Piombo
29
* 10-6 |
Aria
3,67 * 10-3 |
|
Cemento
12 * 10-6 |
Elio
3,665 * 10-3 |
|
Oro
14,3
* 10-6 |
Olio
d’oliva
0,74 * 10-3 |
Effetti
della dilatazione termica nella vita pratica
La dilatazione termica dei materiali crea seri
inconvenienti in molte applicazioni tecnologiche. Per esempio, la precisione di
un orologio meccanico è limitata proprio dal fatto che le dimensioni delle sue
parti mobili variano leggermente al variare della temperatura. Per ridurre
questi inconvenienti, nella costruzione di strumenti di precisione si utilizzano
leghe particolari, i cui coefficienti di dilatazione termica sono piccolissimi.
Inoltre nella progettazione di macchinari, edifici, ponti occorre lasciare
adeguati spazi liberi tra i diversi componenti, affinché i materiali
(soprattutto i metalli) possano dilatarsi, senza deformare la struttura.
Al fenomeno della dilatazione termica è dovuto
anche il fatto che gli oggetti di vetro si rompono, se vengono riscaldati in
modo non uniforme. Se, per esempio si mette un bicchiere sulla fiamma del gas,
il suo fondo si riscalda, e quindi si dilata, più della parte superiore, ed il
vetro si rompe; ma se, invece, si riscalda il bicchiere gradualmente ed in modo
uniforme, in un bagno di acqua, esso non si rompe perché tutte le sue parti si
dilatano ugualmente. I vetri speciali, come il pyrex, usati per le pentole
resistenti al fuoco, sono caratterizzati da coefficienti di dilatazione termica
minori di quello del vetro comune.
Possiamo misurare il coefficiente di dilatazione termica lineare?